LA COSTITUZIONE SOCIALISTA IN URSS E IL COSTITUZIONALISMO ITALIANO

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“Può essere interessante confrontare oggi il progetto di costituzione in URSS con il progetto di Costituzione della Repubblica Italiana che veniva avviato appena 10 anni dopo. I rapporti di forza all’interno dell’Assemblea Costituente furono relativamente favorevoli per socialisti e comunisti (è opportuno ricordare come il PCI fosse allora il più grande partito comunista d’occidente), che da minoranza riuscirono a imprimere un carattere sociale nella nostra Costituzione più che in ogni altra Costituzione del mondo occidentale. Dovendo esprimere questo concetto in termini marxisti, diremmo che la nostra Costituzione è la cristallizzazione giuridica dei rapporti di forza sviluppatisi all’interno dell’Assemblea Costituente. Gli irriducibili difensori della “costituzione nata dalla Resistenza” elogiano le bellissime enunciazioni della nostra costituzione (la “repubblica fondata sul lavoro”, l’eguaglianza sostanziale, il diritto al lavoro, ecc), ma il loro limite sta nel non riuscire ad analizzare dialetticamente la sua natura. Quella italiana resta una costituzione borghese, che difende l’effettività dei “diritti borghesi” già conquistati (specie il diritto alla proprietà), e limita i diritti sociali a enunciati ideali di giustizia ed uguaglianza che lo Stato dovrebbe perseguire. Molti di questi enunciati sono, come accennato, più avanzati rispetto alle altre costituzioni europee, proprio grazie alla maggiore forza dei comunisti del nostro paese, ma la nostra Costituzione resta ad oggi un “programma” che sancisce sulla carta dei diritti non effettivi. L’errore storico dei comunisti e del PCI (a partire dalla segreteria Togliatti) in Italia fu l’aver inteso la Svolta di Salerno non come un giusto passaggio tattico adeguato alle condizioni che oggettivamente non erano mature per la presa del potere, ma come una strategia politica che si tradusse nell’idea della “via italiana al socialismo”. Questo errore portò all’idea che le nuove conquiste per le classi popolari potessero essere ottenute tramite la “difesa della Costituzione nata dalla Resistenza”, che da sola sarebbe bastata a rendere effettivi i diritti enunciati. Si stava di fatto rinunciando, nel nome della difesa della Costituzone, ad una strategia offensiva che mirasse alla progressiva avanzata dei lavoratori fino alla presa del potere e alla costruzione del socialismo, uniche vere garanzie per dare un carattere di irreversibilità a conquiste sociali che all’interno del capitalismo sono destinate a restare precarie e revocabili.”

Fonte: Senza Tregua

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