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Italy – The time is now: united for the Communist Party!

Italy
The time is now: united for the Communist Party
31 December 2017

Just a bit less than a month ago, the Communist Party has announced its intention to participate in political elections 2018. Since that day, we have received hundreds of messages of support, proposals of active and specific help, as well as militant joining of our project. We thank everybody and will keep on connect you these days with our local representatives.
Following the developments of these hours, of the discussion in the communist formations and the choices made by the leadership groups, often despite broad opposition of the base of those parties, we want to make a further appeal to the comrades to take note of the choices made and mobilize to actively support the Communist Party, starting from the campaign for the 2018 elections.

Decisions of the Communist Refoundation (Rifondazione Comunista) and the Italian Communist Party (Partito Comunista Italiano), to join the common list of the left, Power to the People (Potere al Popolo), are proofs that the strategy of these parties is moving in a direction, opposite and irreconcilable to the communist reconstruction. As we have already pointed out several times during last couple of years, the communist question is a question of strategic choice and not of simple unitary proclamations, devoid of ideological clarity and political perspective.

Unitary list of the radical left has as its models Podemos, SYRIZA and post-communist movements. It is firmly anchored in the international reference of the Party of the “European Left”, movement built by Bertinotti, whose purpose is dissolution and transformation of communist parties in generic left forces, which accept the capitalist system and European Union, which, due to its perspective, is directly responsible for the social massacre in Greece. In some cases, even the confusion is such that one even looks at the English Labor Party of Corbyn, in Her Majesty’s opposition!

No communist reconstruction is possible within the furrow of the “European Left”. Everyone in the history of Italian communists who had renounced the symbol of the hammer and sickle, and supported the necessity to build a wider front, from Bolognina onward, moved in the direction of overcoming the communist question, which is the question of workers’ emancipation from capitalist exploitation, and of socialist construction.

Do not be fooled again! Communist reconstruction will not pass by yet another watering down into a common list, one more radical than another only by the choice of institutional parties; today in the Free and Equal (Liberi e Uguali), which have “downloaded” the Brancaccio and which were ready to leave, but which carries the same basic contradictions that are already affecting even the most genuine parts of that movement.

Communist reconstruction goes along another perspective. It goes through choices of those who are carrying forward the process of reconstruction of an autonomous and independent field of communists coherently and against many difficulties.

As we have already declared, we are making the list of the Communist Party open to contributions of all communists who do not want to resign themselves and turn themselves into an umpteenth bankruptcy and renunciation project. Imposed deadlines for list presentation are rigid and the time is short. However, the unitary strengthening of the communist reconstruction process is worth more than anything else. The CP is ready to evaluate in any possible way individual and collective contributions of comrades who want to join and support the communist cause, demonstrating in facts and not in words a real willingness to open a unitary process, in the direction indicated by our Party long time ago.
The time is now: united for the Communist Party.

(translation by Srecko Vojvodic)

Source: Communist Party (Italy)

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PC de Itália: Unidade Comunista: os pontos da discussão (ponto 2)

A unidade é um objectivo a alcançar e pelo qual queremos contribuir com alguns pontos, dentro do ponto de vista que para a unidade e para a reconstrução tornaram-se irrenunciáveis. Em particular:

2) A centralidade da análise leninista do imperialismo, como fase superior do capitalismo. O imperialismo não pode ser reduzido a uma das suas fenomenologias, nomeadamente a agressão militar. O movimento comunista não pode tomar parte estrategicamente por uma ou por outra união das forças imperialistas em luta e a luta dos comunistas é levada a cabo, acima de tudo, pela libertação da exploração capitalista e pela saída do próprio país da União Europeia, da NATO e de qualquer outra aliança imperialista.

L’unità è un obiettivo da perseguire e per il quale vogliamo contribuire con alcuni punti che, nell’ottica di unità e ricostruzione diventano irrinunciabili. In particolare:

2) la centralità dell’analisi leninista dell’imperialismo, come fase suprema del capitalismo. L’imperialismo non può essere ridotto ad una delle sue fenomenologie, ossia l’aggressione militare. il movimento comunista non può prendere parte strategicamente per uno o per un altro schieramento di forze imperialiste in lotta e che la lotta dei comunisti è rivolta, prima di tutto, alla liberazione dallo sfruttamento capitalistico e all’uscita dei propri paesi dall’Unione Europea, dalla Nato e da ogni alleanze imperialista;

 

Fonte: Partito Comunista (de Itália)

PC de Itália: Unidade Comunista: os pontos da discussão

Do documento do PC de Itália “UNITA’ COMUNISTA. I PUNTI DELLA DISCUSSIONE.”

«L’unità è un obiettivo da perseguire e per il quale vogliamo contribuire con alcuni punti che, nell’ottica di unità e ricostruzione diventano irrinunciabili. In particolare:

1)    l’autonomia politica dei comunisti e la totale indipendenza dai partiti che accettano come orizzonte il sistema capitalistico. La costruzione del partito comunista non può essere ridotta ad un’opinione più radicale interna al sistema politico borghese, di sue coalizioni o raggruppamenti di sinistra. Costruire il partito comunista significa realizzare lo strumento che scardina quel sistema. In pratica rifiutare ogni forma di alleanza elettorale con il Partito Democratico, ed uscire da qualsiasi visione antistorica di “unità delle forze democratiche costituzionali”. Un rifiuto netto, indipendentemente da chi guida il PD, e espresso tanto a livello nazionale, quanto a livello regionale e locale. Rifiutare l’alleanze con il PD a livello nazionale ma poi praticarla a livello locale si chiama opportunismo. Questo vale anche per forze cosiddette di sinistra (da D’Alema, a Pisapia, passando per Vendola) che ora possono anche distinguersi tatticamente dal PD ma che in prospettiva vogliono crescere per poi allearsi nuovamente con il PD);»

Em português:

A unidade é um objectivo a alcançar e pelo qual queremos contribuir com alguns pontos, dentro do ponto de vista que a unidade e a reconstrução tornaram-se irrenunciáveis. Em particular:

1) A autonomia política dos comunistas e a sua total independência dos partidos que aceitam como horizonte o sistema capitalista. A construção do partido comunista não pode ser reduzida a uma opinião mais radical dentro do sistema político burguês, dentro das suas coligações ou reagrupamentos de esquerda. Na prática recusar toda e qualquer forma de aliança eleitoral com o Partido Democrático e romper com qualquer que seja a visão anti-histórica de “unidade das forças democráticas constitucionais”. Uma recusa intransigente (taxativa), independentemente de quem conduz o PD e expressa tanto a nível nacional, como regional e local. Recusar alianças com o PD a nível nacional mas depois praticá-las a nível local chama-se oportunismo. Isto vale inclusive para as forças da chamada esquerda (de D’Alema a Pisapia passando por Vendola) que agora podem distinguir-se taticamente do PD mas que o que têm em vista é crescer para depois poder aliar-se novamente com o PD.

Fonte: Partito Comunista (de Itália)

LA COSTITUZIONE SOCIALISTA IN URSS E IL COSTITUZIONALISMO ITALIANO

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“Può essere interessante confrontare oggi il progetto di costituzione in URSS con il progetto di Costituzione della Repubblica Italiana che veniva avviato appena 10 anni dopo. I rapporti di forza all’interno dell’Assemblea Costituente furono relativamente favorevoli per socialisti e comunisti (è opportuno ricordare come il PCI fosse allora il più grande partito comunista d’occidente), che da minoranza riuscirono a imprimere un carattere sociale nella nostra Costituzione più che in ogni altra Costituzione del mondo occidentale. Dovendo esprimere questo concetto in termini marxisti, diremmo che la nostra Costituzione è la cristallizzazione giuridica dei rapporti di forza sviluppatisi all’interno dell’Assemblea Costituente. Gli irriducibili difensori della “costituzione nata dalla Resistenza” elogiano le bellissime enunciazioni della nostra costituzione (la “repubblica fondata sul lavoro”, l’eguaglianza sostanziale, il diritto al lavoro, ecc), ma il loro limite sta nel non riuscire ad analizzare dialetticamente la sua natura. Quella italiana resta una costituzione borghese, che difende l’effettività dei “diritti borghesi” già conquistati (specie il diritto alla proprietà), e limita i diritti sociali a enunciati ideali di giustizia ed uguaglianza che lo Stato dovrebbe perseguire. Molti di questi enunciati sono, come accennato, più avanzati rispetto alle altre costituzioni europee, proprio grazie alla maggiore forza dei comunisti del nostro paese, ma la nostra Costituzione resta ad oggi un “programma” che sancisce sulla carta dei diritti non effettivi. L’errore storico dei comunisti e del PCI (a partire dalla segreteria Togliatti) in Italia fu l’aver inteso la Svolta di Salerno non come un giusto passaggio tattico adeguato alle condizioni che oggettivamente non erano mature per la presa del potere, ma come una strategia politica che si tradusse nell’idea della “via italiana al socialismo”. Questo errore portò all’idea che le nuove conquiste per le classi popolari potessero essere ottenute tramite la “difesa della Costituzione nata dalla Resistenza”, che da sola sarebbe bastata a rendere effettivi i diritti enunciati. Si stava di fatto rinunciando, nel nome della difesa della Costituzone, ad una strategia offensiva che mirasse alla progressiva avanzata dei lavoratori fino alla presa del potere e alla costruzione del socialismo, uniche vere garanzie per dare un carattere di irreversibilità a conquiste sociali che all’interno del capitalismo sono destinate a restare precarie e revocabili.”

Fonte: Senza Tregua

De Bolonha avança a construção do Sindicato de Classe (SGB, Itália)

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Nota minha: Eu sempre fui apoiante desta táctica sindical, é preciso separar muito bem o trigo do joio entre sindicalismo amarelo e sindicalismo de classe. É fundamental para a vitória do sindicalismo de classe na correlação de forças geral dentro dos sindicatos que seja absolutamente claro quem é sindicato amarelo e quem é sindicato de classe, quem é sindicalista amarelo e quem é sindicalista de classe. Esta separação de águas é a única forma verdadeira de unidade dos trabalhadores, a unidade em torno da luta de classes é a unidade em torno dos interesses de toda a classe explorada. Os oportunistas do nosso tempo procuram envenenar-nos com a falsidade que a unidade dos trabalhadores é uma unidade “sindical” de cúpulas e de siglas, mesmo quando isto não significa sequer uma única linha de táctica e estratégia sindical mas sim várias linhas reformistas e corporativistas. A unidade dos trabalhadores é a unidade da luta de classes desde logo contra esta falsa “unidade” de cúpulas amarelas dos sindicatos.

“Perto do fim dos trabalhos recebemos a notícia do pré-acordo patronato-FIOM-FIM-uilm no contrato nacional de trabalho da metalo-mecânica: não foi um relâmpago em  céu azul, mas a confirmação atempada de quanto é grave e perversa a traição, em particular da FIOM-CGIL, aos interesses da classe (proletária), e de como tais sinais de traição reiteram a incompatibilidade da militância comunista e da militância contínua nos sindicatos colaboracionistas.”

“Verso la fine dei lavori è giunta la notizia del pre-accordo padronato-fiom-fim-uilm sul contratto nazionale di lavoro dei meccanici: non è stato un fulmine a ciel sereno, bensì la conferma puntuale di quanto sia grave e pervasivo il tradimento, segnatamente della cgil-fiom, degli interessi della classe, e di quanto tale tradimento segni la ribadita incompatibilità tra la militanza comunista e il permanere della militanza nei sindacati collaborazionisti.”

Fonte: La Riscossa

Intervenção de Marco Rizzo no Congresso da FGC: não queremos alianças com apoiantes da UE e da NATO

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“Na sua intervenção o camarada Marco Rizzo reivindicou a importância do processo de reconstrução no campo teórico, do movimento comunista em Itália e em níveis internacional. ” a elaboração teórica que colocamos em campo deu as bases para definir correctamente a reconstrução comunista na Itália. Começamos a dar aquelas respostas que quem como eu tem quase sessenta anos nunca recebeu pelo comunismo italiano. A nossa geração está aqui para reconhecer com espírito de crítica e autocrítica, os erros do processo da refundação comunista, para entregar você uma completa ruptura com as teorias e práticas oportunistas.” Rizzo por último, lembrou a importância da juventude no processo de reconstrução Comunista e como a unidade de acção do PC e FGC onde já aplicada nesses meses deu resultados importantes.”

“Nós comunistas – conclui a nota – não estamos interessados em nenhuma forma de aliança com quem apoia a UE, a permanência da Itália na Nato, que são as premissas das políticas antipopulares.”

Nel suo intervento il compagno Marco Rizzo ha rivendicato l’importanza del processo di ricostruzione sul campo teorico, del movimento comunista in Italia e a livelli internazionale. “L’elaborazione teorica che abbiamo messo in campo ha dato le basi per impostare correttamente la ricostruzione comunista in Italia. Abbiamo iniziato a dare quelle risposte che chi come me ha quasi sessant’anni non ha mai ricevuto dal comunismo italiano. La nostra generazione è qui per riconoscere con spirito di critica e autocritica, gli errori del processo della rifondazione comunista, per consegnare voi una completa rottura con le teorie e le pratiche opportuniste.” Rizzo ha infine ricordato l’importanza della gioventù nel processo di ricostruzione comunista e come l’unità d’azione di PC e FGC dove già applicata in questi mesi abbia dato risultati importanti.

Noi comunisti – conclude la nota – non siamo interessati a nessuna forma di alleanza con chi sostiene la UE, la permanenza dell’Italia nella Nato, che sono le premesse delle politiche antipopolari.

Fontes: La Riscossa, Partito Comunista (de Itália)

Intervento del PC al Seminario di Atene “La diseguaglianza per le donne nell’UE e nel resto del mondo capitalistico. La lotta comunista”

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11 Novembre 2016

Intervento della compagna Laura Bergamini al Seminario tenutosi ad Atene il 10 e 11 novembre 2016: “WOMEN’S INEQUALITY IN THE EU AND THE REST OF THE CAPITALIST WORLD. THE STRUGGLE OF THE COMMUNISTS” – “LA DISEGUAGLIANZA PER LE DONNE NELL’UNIONE EUROPEA E NEL RESTO DEL MONDO CAPITALISTICO. LA LOTTA COMUNISTA.”

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A nome del Partito Comunista in Italia, ringrazio il nostro Partito fratello KKE per l’invito a partecipare a questo seminario.

Care compagne e cari compagni,

in Italia la sinistra riformista, e sempre più opportunista, ancora oggi ama ripetere che molte conquiste sociali nel nostro paese, come il diritto ai servizi educativi pubblici, il nuovo diritto di famiglia, il divorzio, siano frutto delle battaglie delle donne.

Noi donne comuniste invece non ci stanchiamo di ribadire che le conquiste ottenute in un paese a capitalismo avanzato sono state il frutto delle lotte della classe operaia, delle lavoratrici e dei lavoratori salariati, ponendo al centro la questione della contrapposizione e della lotta di classe e non la questione della differenza di genere. Di questo abbiamo dimostrazione storica dal fatto che, in questa fase di recesso delle lotte operaie, le conquiste sociali delle donne, così come di tutta la società, vanno indietro insieme ai diritti dei lavoratori. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: le controriforme nel sistema pensionistico, scolastico, sanitario hanno colpito tutti i lavoratori, ma in particolar modo le donne. Esse hanno visto allontanarsi il momento della pensione ancor di più di quanto non sia accaduto agli uomini; sono state sottoposte alla deportazione di massa imposta dalla “buona scuola” di Renzi che ha significato lo smembramento di migliaia di famiglie; subiscono un quasi azzeramento del loro diritto a una procreazione consapevole a causa di leggi che riducono di fatto la possibilità di abortire solo in strutture private a pagamento. E gli esempi potrebbero continuare.

Per quanto riguarda gli aspetti più propriamente economici, possiamo dire che, se all’inizio di questo ciclo di crisi strutturale del sistema capitalista in Italia si poteva pensare che le espulsioni dai luoghi di produzione e di lavoro avrebbero coinvolto maggiormente le donne, ricacciandole nei luoghi di cura domestica e sussidiaria di una sicurezza sociale in fase di disgregazione, oggi invece assistiamo al fenomeno registrato dagli istituti di statistica nazionali (dati ISTAT) per cui, mentre nel nord e centro Italia l’occupazione maschile progressivamente diminuisce (circa di 2 punti percentuali dal 2004 al 2016), l’occupazione femminile è in lieve aumento (circa della stessa percentuale). Discorso particolare va fatto per il sud Italia, ove l’occupazione maschile è in caduta libera (passando negli stessi anni dal 62 al 54 percento), mentre quella femminile resta bassissima ma stagnante (intorno al 30 percento).

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Questi dati vanno incrociati con un altro significativo indicatore: il livello di studio.

In Italia il salario medio di una lavoratrice, con titolo di studio inferiore, è pari al 64% di quello di un lavoratore maschio con equivalente grado di istruzione. Questo divario diminuisce per le lavoratrici con titolo di studio superiore, che percepiscono il 72% del salario di un lavoratore maschio, ma il divario torna a essere molto alto per le laureate, che percepiscono il 66% del salario dei laureati maschi (dati OECD). Questo divario, pur se in percentuali diverse, esiste anche in altri paesi (es. Grecia, Germania…) anche se non siamo in possesso di un’attenta analisi di quanto questi dati si intersechino con le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate, che certamente costituiscono sempre più una variabile importantissima.

Il risultato incrociato di questi dati offre la seguente situazione: 1) diminuzione dell’occupazione e sostituzione con forza lavoro meno pagata, come quella femminile; 2) ulteriore desertificazione produttiva del Mezzogiorno d’Italia.

Per noi donne comuniste questi dati confermano la centralità della contraddizione capitale-lavoro nel trattare la questione della donna nel mondo del lavoro.

Per queste e da queste ragioni, quindi, si sviluppa il nostro lavoro politico all’interno della specificità di genere: l’importanza, come comuniste, di favorire, promuovere, organizzare un forte movimento di classe partendo dalla specificità delle condizioni delle donne proletarie.

Oggi in Italia, noi comuniste diamo tutte le nostre energie teoriche e pratiche nella costruzione di un fronte sindacale di classe che sappia muoversi su di un terreno rivendicativo economico e che nel contempo possa essere e costituire un aiuto indispensabile alla costruzione di una coscienza collettiva di classe al fine di mettere in atto un’azione organizzata di difesa e di contrattacco all’aggressione del sistema capitalista monopolista.

Un fronte di classe dove si ricompongono le differenze di genere e diventano contributi indispensabili nell’azione di lotta.

Come comuniste dobbiamo, quindi, contrastare le campagne distorsive e fuorvianti di carattere interclassista che pongono unicamente l’accento sui diritti individuali delle donne, tesi ad oscurare il carattere di classe che i dati sulle condizioni di lavoro e di vita ci rimandano.

I governi e la maggioranza dei media italiani, espressioni degli interessi del grande capitale monopolistico, hanno maggior interesse nel dare risalto ai singoli episodi di violenza sulle donne o fasce deboli (episodi che comunque noi da sempre condanniamo), che non alla quotidiana violenza di classe esercitata dal capitale sulla vita delle donne, come degli uomini, proletari attraverso le condizioni di sfruttamento selvaggio.

Con altrettanta determinazione noi comuniste ci impegniamo a contrastare derive proto o tardo femministe tese, per dare una definizione sommaria, unicamente a dare un’interpretazione sessista della società e di conseguenza interclassista, che non mette in discussione il sistema economico dominante.

Una delle conseguenze di queste teorie è stata la costituzione di quote rosa o femminili nelle istituzioni elettive borghesi: consideriamo questa pratica umiliante per le donne in primis. Il risultato di queste false battaglie, sia col berlusconismo prima che col renzismo oggi, è stato il proliferare di una leva di personaggi politici femminili all’interno dei partiti borghesi che presentano un’immagine di donna funzionale allo stereotipo di donna di successo, ma in realtà completamente subordinato al sistema politico imposto e diretto dal potere monopolistico, lontanissimo dalle condizioni e dagli interessi in cui la stragrande maggioranza delle donne lavoratrici si dibatte nella nostra società.

Le donne comuniste danno il loro contributo insieme agli uomini nella lotta di classe ed unicamente per questo, insieme a loro, devono essere valorizzate.

Le comuniste ancora oggi sviluppano il pensiero, a partire da Engels, Zetkin, Kollontaj, che la questione femminile, di cui non si nega la specificità e che rappresenta costantemente la doppia funzione di sfruttamento (sfruttamento di classe ed asservimento patriarcale), deve essere necessariamente ricondotta alla lotta del proletariato contro il capitale.

Per tutte le comuniste dovrebbe essere, come apparve subito chiaro a Marx ed Engels, che le conquiste legali di uguaglianza formale tra uomini e donne non cambiano nella sostanza le condizioni materiali di subordinazione delle donne, esattamente come accade per le conquiste tra proletari e capitalisti.

Marx ci insegna che ciò che caratterizza il capitale è l’appropriazione privata ed il controllo sul plusvalore e che a partire dalla fase di transizione dal capitalismo al socialismo sarà possibile far coincidere la giornata lavorativa con il lavoro necessario. Il comunismo e la precedente fase di transizione saranno caratterizzati, quindi, non solo dalla riduzione dell’orario di lavoro, destinato a consentire il libero sviluppo delle attitudini intellettuali e sociali di tutti gli individui, uomini e donne, ma anche l’utilizzo collettivo e sociale del pluslavoro.

Engels afferma che “La posizione degli uomini in caso subirà un grande cambiamento. Ma anche quella delle donne, di tutte le donne, subirà un notevole cambiamento. Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune, la famiglia singola cessa di essere l’unità economica della società”.

Lenin ci rammenta “Come crescerà questa generazione di donne e di uomini? Non certo rinviando «la rivoluzione fino al giorno in cui gli uomini saranno cambiati», quanto piuttosto subordinandosi all’avanguardia armata di tutti gli sfruttati e di tutti i lavoratori, il proletariato!”

Le proletarie, il proletariato, organizzandosi nel movimento internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici, spezza il giogo dello sfruttamento capitalistico e pone le basi per la realizzazione della società socialista, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo né subordinazione della donna all’uomo. Ricordiamo che solo nel sistema che è stato attuato nei paesi socialisti sono state poste le basi per il superamento di millenni di oppressione e la donna ha trovato una vera eguaglianza e sostegno sociale nell’istruzione, nella cura familiare e sanitaria, nella vita politica.

Oggi, a più di 100 anni dalla lotta delle operaie di New York, con lo sviluppo della scienza e della tecnologia e dei mezzi di produzione, le donne lavoratrici sono più istruite, specializzate e competenti e possono mettere a disposizione nuove energie alla partecipazione di massa ed al lavoro sociale e dare il proprio inestimabile contributo alla costruzione della nuova società di liberi ed eguali.

Tuttavia, la possibilità di soddisfare i bisogni sociali trova un ostacolo insormontabile nella proprietà privata dei mezzi di produzione e nel profitto capitalista.

La socializzazione dei mezzi di produzione con pianificazione centralizzata e controllo operaio, l’uscita dalla UE e dalle altre organizzazioni internazionali imperialiste, libererà queste enormi potenzialità a favore di un reale benessere delle masse popolari, donne e uomini.

Nella società socialista, dove l’economia ed il potere saranno nelle mani della classe operaia e di tutto il popolo, punto centrale di riferimento sarà la soddisfazione dei bisogni sociali attuali, ove le donne insieme agli uomini otterranno alti servizi sociali di qualità e gratuiti.

Il socialismo, il cambio della classe sociale al potere, la socializzazione dei mezzi di produzione restano questioni centrali per l’attiva partecipazione delle donne al controllo operaio popolare e per il consolidamento e perfezionamento del potere proletario.

Questa è la base per l’annientamento delle concezioni e dei comportamenti conservatori, anacronistici e reazionari contro le donne e per la piena e completa uguaglianza ed emancipazione femminile.

La lotta sociale, politica e di classe del movimento femminile, la sua partecipazione di massa darà un enorme contributo alla grande battaglia contro la barbarie capitalista, per il futuro luminoso della società socialista-comunista, per il potere rivoluzionario della classe operaia e dei suoi alleati.

Fonte: Critica Proletária